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Sallusti sei su scherzi a parte

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Accendere la radio in macchina e sentire Sallusti dire che non ha paura di andare in carcere, può provocare incidenti gravi, sarebbero da arrestare coloro che permettono notizie di questo tipo, per giunta la mattina quando siete ancora con i riflessi appannati e però lasciate il volante per battere le mani o farvi prendere dall’entusiasmo.

Poi ci pensate su e capite che vi mancherebbe subito qualcosa per passare dal vomito al riso, anche se ormai la televisione non la guardate più.

Allora voi aprite facebook e trovate la segnalazione di un articolo di Alessandro Robecchi, che non si è unito al coro dei giornali che come anche repubblica con Ezio Mauro scrive: Non si può andare in prigione per omesso controllo su una opinione.

Quindi niente, riponete il fazzoletto perche dall’euforia iniziale eravate passati al pianto ragionato per la perdita di uno dei comici involontari che potevano continuare a rallegrarvi questa vita piena di trogloditi compiacenti al signore di turno, nel caso di Sallusti il turno è praticamente a tempo indeterminato.

Vi capita quindi di finire anche sul Giornale dove i primi cinque articoli, si diciamo articoli anche se compare anche una dichiarazione della Santanchè che chiama tutti in piazza per la libertà, vi fa pensare di essere capitati invece sul Male.

Poi diventate tristissimi perchè sul sito campeggia il video dove Sallusti in piedi davanti a una redazione terrorizzata, con Porro costernato, annuncia che andrà dal suo editore – Paolo Berlusconi – per dimettersi perchè non si sente più libero e non può pensare di affidarsi a Don Mazzi per essere rieducato.

Poi finalmente compaiono due redattori con il consueto striscione mediaset: Scherzi a parte. Ah bè, la libertà di stampa è salva, chissa perchè qualcuno come Alessandro Robecchi fa notare che si tratta di falso e non di reato di opinione, l’articolo incriminato in effetti se lo andate a leggere, come sottolineano tutti con un sacchettino per il vomito, perchè quello davvero non riesce a fare ridere, è pieno di falsità.

Però è giusto, non si può andare in galera perchè ognuno debba controllare quello che viene scritto su un giornale, forse ricorderete tutte le battaglie dei blogger per evitare che un semplice commento su un blog, potesse  prevedere una denuncia in caso di mancata rimozione di quel commento.

Grazie al martire Sallusti adesso sappiamo come fare, riuniamo la redazione e poi ci rivolgiamo al nostro direttore per le dimissioni, nel frattempo madame Santanchè avrà già allertato il tacco dodici per scendere in piazza.

Scritto da andreagarbin

settembre 27, 2012 alle 5:45 am

Una foto della Costa Concordia dai miei amici di facebook

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Centinaia di turisti hanno riempito i traghetti in direzione Isola del Giglio, un pò la stessa cosa che era successa per Avetrana, il turismo della curiosità sulla disgrazia non è nuovo.

Di questo viene travolta anche Sandra Amurri, giornalista del Fatto Quotidiano che per la sua foto con sfondo della nave viene riempita di attenzioni su facebook, che rivelano tutte gli stereotipi dell’italiano medio e non solo.

 

C’è chi disserta sulla pelliccia e chi sull’opportunità di quella foto, altri “amici miei” di facebook postano le famiglie di cretini, così come vengono definiti, che si sono fatti le foto con sfondo tragedia.

La foto alla fine Sandra Murri l’ha tolta e questo non mi piace, qualcuno non avrà letto neppure di quello che scrive, qualcuno ha trovato quella foto fuori luogo, qualcuno è sempre sopra le righe, qualcuno l’ha comunque ripresa – http://www.brogi.info/2012/01/istantanee-dal-giglio.html, perchè sul web una volta che pubblichiamo qualcosa diventa difficile poi cancellarla.

Forse questo è un insegnamento per tutti noi che navighiamo a vista qualche volta e poi stamattina ho letto su repubblica il pensiero di Howard Gardner –  http://rstampa.istruzione.it/utility/imgrs.asp?numart=19R5WJ&numpag=1&tipcod=0&tipimm=1&defimm=0&tipnav=1proprio in riferimento alla verità tra chi svolge una inchiesta come professionista e chi scrive su un blog.

Forse il parallelo con la vicenda di Sandra Amurri veniva proprio bene, tra chi sparlava e chi citava la professionalità della giornalista, ma anche senza i blog e senza la condivisione della conoscenza molte cose non le avremmo sapute e tutto sarebbe rimasto relegato ai siparietti plastici di Bruno Vespa.

 

 

Scritto da andreagarbin

gennaio 23, 2012 alle 8:39 pm

Internet goes on strike against SOPA & PIPA

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Internet oggi è in sciopero contro le proposte di legge SIPA E PIPA, per dodici ore i siti vengono oscurati, io sono solidale con i colleghi americani.

Today, we are striking against censorship

Join the largest online protest in history: tell Congress to stop this bill now!

I am writing to you as a voter in your district. I urge you to vote “no” on cloture for S. 968, the PROTECT IP Act, on Jan. 24th. The PROTECT IP Act is dangerous, ineffective, and short-sighted. It does not deserve floor consideration. I urge my representative to vote “no” on SOPA, the corresponding House bill.Over coming days you’ll be hearing from the many businesses, advocacy organizations, and ordinary Americans who oppose this legislation because of the myriad ways in which it will stifle free speech and innovation. We hope you’ll take our concerns to heart and oppose this legislation by voting “no” on cloture.

Join The Strike! and add this to your site

Fight For The Future may contact you about future campaigns. We will never share your email with anyone. Privacy Policy

Learn More:

Watch the video ·
American Censorship page ·
View the Infographic

Read SOPA on OpenCongress ·
Read PIPA on OpenCongress

The three most definitive articles on SOPA and PIPA: Free Speech, Problems, Security

Fight for the Future is a non-profit organization fighting for people’s freedoms in a new digital age.

Scritto da andreagarbin

gennaio 18, 2012 alle 6:22 am

Goal!

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WordPress, la piattaforma di questo blog mi comunica che il mio prossimo goal è al 95° post pubblicato, questo.

Se penso solo a sei mesi fa, 95 post li scrivevo in un solo mese su pollicino, poi ho deciso di smettere.

Le motivazioni erano tante, l’ho anche scritto su diversi post che trovate su questo blog, sono connesse anche alla crisi che stiamo vivendo, alle scelte che comporta, al cambiamento.

Mi piace cambiare, mi piace rimettermi in gioco, mi piacciono le sfide, se devo essere sincero più le vittorie delle sconfitte, ma sono cosciente dell’inevitabilità dell’una come dell’altra, nel gioco come nella vita.

Mi piace raccontare quello che vede e sentire i racconti di chi vede cose diverse dalle mie, non ho potuto o voluto viaggiare molto ma Proust dice che il vero viaggio è quello che si fa guardando il mondo con altri occhi.

Sono andato a rileggermi alcuni post che ho scritto su Pollicino e mi sono stupito delle cose scritte, quasi facevo fatica a pensare che avessi scritto io quelle cose, è abbastanza buffo tutto questo, forse no è proprio insito nel cambiamento e nel diverso contesto in cui ti trovi ad operare, nelle cose che giorno dopo giorno ci modificano e ci spingono su terreni nuovi e inesplorati.

Scritto da andreagarbin

gennaio 17, 2012 alle 1:33 pm

Il futuro è delle nuove generazioni, per il presente ripassare

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Sembra proprio una di quelle frasi scritte sui Baci Perugina, li leggete ancora o li mangiate incartati? Oppure gettate via la carta senza leggerli? Stamattina l’ho visto scritto sul Cag di Scafati che Rino mi ha segnalato:” quelli cianno pure lo webmaster”.

Oggi si fa credito domani no, in genere questo cartello lo potreste ancora trovare in qualche macelleria, spero che andiate ancora in macelleria e non comprate carne solo all’ipermercato, io di carne ne compro e ne mangio veramente poca, forse solo per mio figlio.

Eh già i figli, quanti sono quelli che dicono che fanno tutto solo per i figli? Evidentemente nessuno di questi sono tra i nostri amministratori, oppure l’hanno interpretato abbastanza ristrettamente e non proprio coerentemente alla loro funzione pubblica, pensando solo per i propri figli.

Lo sapete, penso, che la nostra mobilità sociale qui nel bel paese è veramente minima, i figli fanno spesso il mestiere dei padri, quando proprio non entrano nella stessa azienda.

Così stamattina sono finito anche su questo sito che è un blog scritto a più mani, giovani carini e disoccupati in Danimarca il post che mi ci ha portato, grazie a Stefano che si è inventato una maniera di tenerci aggiornati sui progetti e le notizie che possono riguardare quello su cui lavoriamo: i giovani.

Le parole sono importanti ma a volte ci fanno veramente male diventano come le droghe, danno dipendenza, aumentano quel buco nella giara che diventa sempre più insaziabile.

La disoccupazione ci può uccidere lentamente, a volte basta un attimo, certo come in Danimarca dove ci sono politiche attive del lavoro capisci più facilmente come trovare il lavoro sia un lavoro, del resto la parola disoccup-azione capite bene che non può rimandare a qualcosa di statico.

C’è chi dice che da loro in Danimarca sia più semplice perchè sono di meno, così diventa più semplice strutturare interventi che sono davvero dedicati alla persona.

Ma la crisi sta cambiando tutto così anche in Danimarca, per fortuna che invece da noi i cartelli possono restare lì appesi come nelle macellerie, il futuro è dei giovani, per il presente ripassare.

Scritto da andreagarbin

gennaio 16, 2012 alle 10:21 am

Oggi non scrivo un cazzo di niente

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E’ questa la libertà, forse no, ma se devi farlo per campare può esserlo, quando scrivo questo penso a tutti quei ragazzi – e qualcuno comincia ad essere anche stagionato – che permettono a giornali e network d’informazione di uscire ogni giorno.

Se facessero uno sciopero tutti insieme forse vedremmo davvero una situazione incredibile, rimarrebbero quei quattro editorialisti che scrivono per rispondersi uno con l’altro, almeno così mi ha detto un formatore esperto di comunicazione.

Per qualche anno tutte le mattine ho scritto il mio bel post, anche più di uno, ma mi piaceva farlo, mi ha consentito di avere visibilità e di conoscere un sacco di persone, qualcuno ha conosciuto anche me, qualcuno si è anche approfittato del mio lavoro e quello che sopratutto mi ha fatto cambiare rotta è stato proprio pensare a tanti di quei ragazzi che scrivono per qualche euro e così oggi non scrivo un cazzo di niente.

Scritto da andreagarbin

novembre 4, 2011 alle 8:32 am

La mia vita senza Iphone, che faccio chiudo anche io?

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Vasco Rossi fa chiudere nonciclopedia, Berlusconi vuole chiudere wikipedia e tutti i blog che mostrano il dettaglio della superficie della sua testa, nessuno ha voglia di avventurarsi dentro.

4 morti sul lavoro e una bambina morta non meritano la stessa attenzione di Amanda Knox, anche io ieri ho scritto un post su di lei e sugli altri protagonisti di quella vicenda, travolto dall’eco mediatico di quel processo dove l’avvocato deputato Bongiorno stava per fare la ola alla notizia dell’assoluzione.

Ieri sera Blob presentava Fort Knox e durante il giorno Spinoza dava segno di sè sempre sullo stesso argomento, stamattina appena messo in moto la macchina e accesa la radio, che si accende da sola, già c’era chi si domandava cosa c’era di nuovo sull’Iphone 4s.

Già che cosa ci potrà essere di nuovo, per me potrebbe anche fare l’uovo alla coque, lavarmi i calzini e le mutande, portarmi giù i rifiuti facendo la raccolta differenziata, tanto non ho nemmeno quello che ormai deve essere una roba di sfigati, il primo della serie.

Google però ci salverà dal divario digitale offrendo anche a noi la possibilità, come fare con gli africani, di avere uno smartphone a 80 dollari, in cambio avrà solo la vostra privacy allo stesso prezzo.

La vostra e la mia privacy che abbiamo già regalato a facebook e google+ e che adesso proviamo a tutelare su diaspora- conoscete per caso cosa è la diaspora africana? – è qualcosa di molto prezioso, così come la possibilità di continuare a scrivere su questo blog, senza che grazie al famigerato decreto qualcuno ci voglia mettere un bavaglio solo perchè si sente molto offeso dal non poter fare gli affari come cavolo vuole, anche costruendo palazzi che si sbriciolano senza neppure permetterti di aggiornare il tuo stato sul social network.

Scritto da andreagarbin

ottobre 5, 2011 alle 6:13 am

Blog addicted: anche Alberoni lascia…

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Alberoni chiude con il corriere, scrive nel suo commiato che gli è scaduto il contratto e quasi ci vengono giù due lacrimucce a pensare che in questo paese licenziano uomini di 82 anni, lasciandoli in mezzo a una strada.

Ho preso lo spunto da Alberoni, che a volte sul corriere mi ha dato l’impressione di scrivere appunto per contratto, perchè doveva comunque pubblicare qualcosa e non voglio entrare nel merito delle cose che ha scritto.

Voglio invece prenderlo un pò ad esempio per continuare a parlare del mio rapporto con i blog ed in particolare con il mio lutto da perdita di Pollicino.

Ci vuole del tempo per elaborare il lutto, ce ne metterò e, per questo, oggi posso scrivere che anche la sensazione di scrivere, perchè si doveva scrivere, sia stata una delle cose che piano piano mi hanno disamorato dal continuare.

Per carità, in ogni lavoro che si rispetti e anche in molti di quelli che ci sono ora che non si rispettano, c’è una routine dettata da logiche commerciali, ma dobbiamo per forza assecondarle?

Ovvero è proprio necessario per tanti attori, cantanti, calciatori, veline, marchettari, fare la pubblicità di prodotti che vanno dai pannolini ai lassativi, agli yoghurt protobiotici, ai telefonini, alla pasta e al riso e via nell’innumerevole e stucchevole racconto delle corsie degli ipermercati.

In tanti pronunciano l’inegguagliabile: ma se non la faccio io la fa qualcun altro! Certo vale anche per la cacca ma quella è una necessità fisiologica, la pubblicità è merda e basta, è come per i diamanti, sono per sempre ma da loro come diceva De Andrè, non nasce niente.

Scritto da andreagarbin

settembre 26, 2011 alle 8:30 am

Blog addicted

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Credo che si possa essere dipendenti o meno a prescindere da cosa: sostanze, shopping, internet, sport, religione, lavoro ecc.

Il buco che non si riesce a riempire è lì in agguato e ci aspetta quando ci facciamo scivolare addosso le cose senza essere in grado di analizzare quello che facciamo, ma sopratutto quando diventa un sostituto all’amore, all’amicizia, ai rapporti sociali, alla lettura, alla scrittura, ad una passeggiata ecc.

Non so se si può essere blog addicted, in diversi parlano di dipendenze per internet, magari per i social network, ma anche qui è solo una delle modalità, i problema è che tu come persona sei dipendente, ovvero non puoi fare a meno di quella cosa, in quel momento ma successivamente potrebbe essere qualcosa d’altro.Io non mi sento dipendente ma ho vissuto negli ultimi tempi una specie di dipendenza dal mio blog professionale, Pollicino.

Ero stretto tra la necessità di pubblicare almeno un post al giorno e quella di aumentare la visibilità, pur mantenendo una coerenza con le cose di cui volevo scrivere che facevano comunque parte dell’attualità.

Il network dove scrivevo come altri network si basa essenzialmente sulla pubblicità, quindi è evidente come l’interesse sia quello di fare più contatti possibili, a questo ci sono figure proposte che si chiamano Seo, che sta per Search engine optimization.

Sono quelli che ti dicono come si deve linkare una immagine, come fare un titolo, come migliorare il tuo blog su google, il tuo blog può dire delle coglionerie colossali ma se è ottimizzato avrà una rilevanza notevole per google.

Quando scrivevo qualcosa sul blog il blog si riempiva di pubblicità che in qualche maniera poteva avere attinenza con l’argomento, molto spesso poteva essere davvero fonte di ilarità perchè l’attinenza era totalmente sballata e spesso anche imbarazzante.

Ultimamente il blog assomigliava a una tv commerciale, dove non sai più se quello che stai vedendo è la pubblicità o un programma televisivo, insomma il rischio che il contenuto sia solo un riempitivo del contenitore, con una notevole pesantezza e una mancanza di chiarezza nella lettura.

Lasciamo perdere il lato economico, già precario prima della crisi, ha definitivamente subito un tracolllo dopo il 2009, ma quello che mi ha fatto pensare è stato sopratutto la coerenza tra quello che scrivevo sul futuro dei giovani e il loro precario rapporto con il mondo del lavoro.

Ho pensato a tutti quei giovani che magari potevano scrivere su un blog cercando di trovare una strada per farlo diventare un lavoro, anche precario, ecco che mi sono sentito in dovere di prendere una decisione, perchè la mia coscienza aveva cominciato ad urlare e non c’era verso di placarla.

Ma cinque anni su un blog sono stati anche altro, per cui ci vediamo alle prossime puntate.

Scritto da andreagarbin

settembre 23, 2011 alle 8:31 am

Pollicino era materiale rotabile

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Pollicino

Il treno era arrivato dieci minuti esatti prima della partenza, le prime due carrozze erano più calde di quanto fosse caldo fuori, così ne ho trovata un’altra con l’aria condizionata, poi ho notato un tizio con una borsa di pelle particolarmente agitato, sembrava per l’aria condizionata, tanto che voleva chiudere il finestrino di una signora che gli ha detto che aspettava che facesse più fresco, perchè l’aria condizionata non garantiva ancora un bel fresco.

Ma il signore era agitato, apriva e chiudeva la porta dello scompartimento, poi è sceso e deve avere cambiato scomparto, intanto il treno non partiva era già in ritardo di quindici minuti e l’aria condizionata non aveva migliorato di molto la situazione.

Poi hanno annunciato un Freccia Bianca in ritardo, era evidente che avremmo dovuto aspettare che passasse, l’aria condizionata era stata spenta con il motore del treno e ci guardavamo in faccia con gli altri passeggeri perplessi.

Il treno è poi partito con ventotto minuti di ritardo, ma si è fermato dopo dieci metri, quando ho visto passare il signore che correva verso il sottopasso senza la sua borsa, ci siamo nuovamente guardati con quelli che l’avevano visto come me.

Il treno ha fatto altri cento metri e si è rifermato fuori dal marciapiede quando, di corsa, ecco di ritorno il signore della borsa di pelle.

L’altoparlante ci ha detto Buongiorno anche se erano già passate le quattro del pomeriggio scusandosi per il ritardo dipendente da materiale rotabile.

Penso di non essere stato il solo a chiedersi cosa fosse il materiale rotabile, forse quel signore che aveva fatto fermare il treno, anche oltre i ritardi accumulati da altri convogli?

Così mi sono chiesto se le parole hanno un senso comune o appartengono solo agli addetti ai lavori o peggio servono agli addetti ai lavori per mascherare altre cose.

Insomma il rischio è quello di una grande confusione, qualcuno mi ha detto che forse avremmo potuto chiedere un rimborso per il ritardo e tra l’altro esiste anche per la mancata climatizzazione, ma non sui treni regionali, su quelli può succedere di tutto e non c’è niente di rimborsabile.

Ho pensato al mio blog su blogosfere, al perchè me ne sono andato, nonostante fossi molto affezionato a quel blog, cui avevo dato parte di cinque anni della mia vita.

Ci sono diverse ragioni e ve le spiegherò un pò alla volta, perchè si ritrovano nelle cose che ci succedono, ecco una delle ragioni è proprio questa, il rischio della confusione tra quello che dici e quello che vedi intorno, l’invasione massiva della pubblicità, perchè un network ha necessità di crescere e di attirare pubblicità.

Il rischio che tu dica una cosa e google la interpreti con una pubblicità, così come in televisione quando stai vedendo un film e arriva l’interruzione pubblicitaria, ci siamo ormai assuefatti a questo, ma a me viene ancora da stupirmi e forse è per questo stupore che oggi scrivo qui.

Scritto da andreagarbin

agosto 17, 2011 alle 9:57 pm

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